Anni ’70: la tv e la politica

The color TV and third Rai channelNel corso degli anni ’70, la situazione ha cominciato a cambiare. Il 14 aprile 1975 una nuova legge di riforma ha dato alla RAI una nuova struttura di regolamentazione. I principali poteri, ovvero la nomina del consiglio di amministrazione e il controllo sulle politiche, sono state trasferite dal governo al parlamento.

Ancor più significativo, un anno dopo, il 28 luglio 1976, la Corte Costituzionale ha emesso una nuova sentenza, che permetteva la trasmissione di programmi radiofonici e televisivi a livello locale. Con questa decisione, era iniziata l’epoca della competizione e il sistema dei media era entrato in un periodo di cambiamento che è continuato fino al 1990.

La tv a colori e il terzo canale Rai

Nel 1977, la televisione a colori è stata finalmente consentita dal governo italiano. Inoltre, alla fine del 1979, la RAI ha iniziato a sviluppare un terzo canale, in gran parte dedicato ai notiziari regionali. Le stazioni radiofoniche e televisive locali si sono moltiplicate in tutto il paese, ma ancora la televisione via cavo non poteva espandersi troppo a causa di alcune restrizioni legali.

La televisione divisa tra le parti politiche

La scena della televisione stava cambiando rapidamente. La RAI non aveva più il monopolio sulla radio o sulla televisione e la metà del pubblico radiofonico se n’era già andato. Anche all’interno della società RAI non c’era più un unico modello. Radio e canali televisivi hanno i propri reparti di notizie e di approfondimenti politici e culturali e sono in competizione tra loro e con le emittenti private per ottenere sempre maggiori ascolti. Il potere è sostanzialmente diviso fra tre parti politiche: la parte principale va alla zona cattolica, la seconda ai socialisti e la terza ai comunisti.

In poche parole, la politica italiana stava acquisendo sempre più importanza in tutti gli ambiti culturali e mediatici, tanto da diventare la vera protagonista della tv.

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